Messaggio del vescovo di Lodi per la Quaresima 2020

Cari sacerdoti, fratelli e sorelle, buona quaresima 2020! È forse tra le più impegnative nella memoria della nostra Chiesa, la quale ci ha tuttavia preparati a perseverare nelle avversità. Superata la prova, avremo confermata certezza che il Signore, Pastore Buono, non ci abbandona. Anzi, ci aiuta a “portare insieme i pesi gli uni degli altri” (Gal 6,2) affinché “tutto concorra al bene di coloro che amano Dio” (Rm 8,28).
Siete presenti nell’Eucaristia e nella liturgia delle Ore, che vescovo e sacerdoti celebrano quotidianamente. Come nel Rosario, che in queste sere “privatamente” recito nella cripta della cattedrale, dedicata alla Vergine Maria, quasi per convocarla insieme ai santi Bassiano e Alberto ad intercedere la divina bontà affinché i malati guariscano, la calamità epidemica sia superata e riprendano le fatiche e le speranze ordinarie, poiché a ciascun ogni giorno già “basta la sua pena” (Mt 6,34).
Il mercoledì delle Ceneri celebrerò nella stessa cripta, dove la sera di venerdì 21 febbraio, avevo presieduto la Santa Messa per “i fratelli e le sorelle infermi”. Nell’austero rito delle Ceneri, nell’ascolto della Parola e nella frazione del Pane, presenterò al Signore Crocifisso e Risorto il pentimento per le nostre colpe, supplicando per tutti perdono e salvezza. Sono doni immeritati. Ma siamo figli, sempre amati, e possiamo confidare nell’abbraccio della misericordia che rialza e rimette in cammino. Chiederò allo Spirito del Signore di entrare nelle nostre case a consolare e
ad incoraggiare, risvegliando la grazia del battesimo, che santifica salute e malattia, gioia e dolore, e persino il nostro finire, poiché la morte è stata ingoiata dalla vittoria pasquale (cfr 1Cor 15,54). Così l’ora della tentazione e della debolezza riceve fortezza da Cristo. E il deserto dell’esistenza si prepara a fiorire (Cfr Is 53,1-2).
Sentiamo allargarsi la ferita delle relazioni limitate o addirittura impedite. Ma non è forse questo il digiuno che, in questo tempo, il Signore vuole da noi? (cfr Is 58,5ss). Per recuperare vincoli familiari talora insignificanti o infranti, tra sposi, genitori e figli, nel contesto parentale, condominiale, comunitario? Il digiuno relazionale può aprire ad un rapporto più vero con Dio, spesso emarginato da cose e persone che tentano di possederci. Un deserto, improvviso, può cambiare lo sguardo sul vivere stimolandoci ad uno stile più umano e cristiano nell’equilibrio e nel realismo. Per non demandare a persone o cose la guida dell’unica vita che ci è data.
La nostra precarietà ci è stata “gettata in faccia”, con decisione inattesa, proprio in questi giorni. Abbiamo percepito inequivocabilmente il limite personale, sociale, globale. Ma tutto può essere salutare, se nella conversione che parte dal silenzio del cuore, recuperandoci da illusioni, menzogne, infedeltà, torniamo a Dio e a noi stessi ritrovandoci figli e fratelli. E il deserto, altrettanto decisamente, porterà frutti insperati di fraternità con tutti e di carità verso i poveri e i sofferenti, senza discriminazione alcuna. Saremo liberi – almeno nel convincimento – dalla radicale tentazione, cui risponde, quasi sferzante il vangelo: “Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde o rovina sé stesso?” (Lc 9,25).
La vicinanza di cui disponiamo è insuperabile. È l’Eucaristia, nella quale vescovo, presbiteri e fedeli sono in Cristo “un solo corpo e un solo spirito” (Preghiera Eucaristica III). E ben comprendo le perplessità circa il rigore della sospensione pubblica delle celebrazioni liturgiche e il dolore sincero e commovente di quanti si sentono privati del Bene Sommo che è il Pane del cielo. Ma se è espressione di carità per contenere un disagio tanto grave, sarà il Signore, che ha lavato i piedi ai suoi, ad unirci più strettamente a Sé. La benedizione divina infonda in noi serenità e mitezza.
Nel piccolo o nel grande del vivere umano, le più cupe evenienze possono convertirsi in opportunità, se – crocifissi con Cristo (cfr Gal 2,20) – fermamente crediamo e speriamo con amore di figli. È il mio augurio orante per la quaresima. Sentiamoci ancora di più “insieme sulla Via” verso la Pasqua.

+Maurizio, vescovo

Lodi, mercoledì delle Ceneri, 26 febbraio 2020

_ Preghiera in famiglia o personale